Epilogo… o forse no. (7)

Il momento peggiore per me arriva quando devo ripartire. “Ma come, ci abbandoni?” Si. Io torno alla mia casa. Al mio studio e ai miei pazienti. Al mio computer, ai miei amici, ai miei cari. 

Voi no, voi rimanete qui.  Qui nelle tende, dove farsi una doccia è un miraggio, dove i bagni puzzano e non riuscite più ad andare di corpo, dove di notte la temperatura scende spesso sotto zero e dove non sapete cosa accadrà domani, se verrà una scossa più forte ancora. Voi rimanete nel tunnel di cui è impossibile vedere una fine; io posso solo dirvi –com’è facile- che ritornerò, che non dimenticherò, che racconterò quel che ho visto e che lotterò per voi.

Posso solo cercare di tenere vivo quel legame che in così breve tempo abbiamo creato. Che poi è l’unica cosa importante che mi sembra di aver fatto in questi giorni.

Ma voi rimanete qui, amici miei abruzzesi.  Voi siete gli sfollati.

E’ bello ricevere le telefonate dei miei pazienti aquilani, ora che sono tornata, ma sentire la loro voce acuisce i miei sensi di colpa.

4 Risposte a “Epilogo… o forse no. (7)”


  1. 1 Marianna 15/04/2009 alle 23:26

    Stasera ti stavo per inviare un sms per sapere come stavi, se eri rientrata, poi ti ho visto comparire in fb: confesso di avere tirato un sospiro di sollievo!
    Ho letto i tuoi avvincenti sette capitoli ed il pugno allo stomaco l’ho sentito molte più di 7 volte….
    Nell’ultimo, parli di sensi di colpa…comprendo, ma vorrei sottolineare la differenza che intercorre tra te e la maggiorparte degli italiani, in cui io stessa sono ricompresa: tu sei andata e noi siamo rimasti nelle nostre comode realtà!
    Tu hai comunque avuto il coraggio di provare a fare qualcosa, hai rischiato, hai vissuto!
    E sono sicuro che il tuo gesto, assieme a quello di tante altre persone che erano lì con te per cercare di fare qualcosa di utile, non è stato inutile.
    Comprendo il senso di colpa dicevo perché lo provato e riprva è quanto scrivevo martedì scorso al nostro amio Giacomo, ci tengo che tu lo sappia, proprio perché ti sono grata per quello che fai e per il tuo esempio:
    Come hai passato la Pasqua? Io in montagna con Trilli &Co…bello, ma certo che pensare a quello che è successo in Abruzzo, non riusciva a lasciarmi indifferente…in un certo senso, ci si sente inermi e soprattutto il senso di colpa per divertirsi e spassarsela, almeno nel mio caso, attanaglia il cuore…Linnea è andata, le ho scritto per farle sentire che le ero vicina. L’idea mi è balenata..ma francamente – e ti assicuro che non è una scusa…- non essendo né medico, né volontaria esperta…sarei stata più che altro di intralcio. C’è stato addirittura un monito delle Autorità locali affinché si evitassero fenomeni di turismo c.d. solidale…molti, infatti, anche animati dalle migliori intenzioni, si sono recati in loco nel periodo pasquale e questo non ha per nulla agevolato i soccorsi e le altre attività…tra l’altro le scosse continuano ed a peggiorare la situazione ci si è messo anche il maltempo.
    Un abbraccio
    Marianna

  2. 2 lydia 16/04/2009 alle 08:25

    Carissima Linnea, mi sono letta tutto quello che hai scritto.
    Mi sono commossa ed arrabbiata insieme a te, ed, in parte, ho rivissuto quello che è successo da noi nell’80.
    Ti mando un bacio grande grande e sono fiera di essere, anche solo un pò, tua amica

  3. 3 Carla 16/04/2009 alle 09:28

    Un reportage umanissimo, palpitante e commovente da parte di chi gli avvenimenti li ha vissuti dall’interno. Una testimonianza vera e un bell’esempio per tutti.


  1. 1 7 post dal terremoto « Marco Massarotto Trackback su 15/04/2009 alle 22:25

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