Quello che mi fa davvero incazzare in tutta questa storia è quel che è successo all’Ospedale. Si è parlato tanto della Casa dello Studente. Ma qualcuno si è preso la briga di raccontare sul serio cosa è successo al San Salvatore?
Ho parlato con i medici e gli infermieri che hanno vissuto la mattina del 6 Aprile in Ospedale.
Per capire bene la gravità di quel che è successo, dovete sapere che questo Ospedale,struttura mastodontica, ha una storia travagliata che potete leggere qui : ci sono voluti trent’anni per costruirlo (immaginate un po’ quanto è costato), è stato inaugurato per sfinimento nel 2000 senza che avesse il certificato di agibilità; anzi, si erano pure “dimenticati” di registarlo al catasto, dove non risulta sulle mappe. Una bestemmia sanitaria.
Trent’anni per costruirlo, 21 secondi per distruggerlo. Un capolavoro di criminalità edile.
Ma la cosa più drammatica è la conseguenza pratica di tutto ciò: immaginate di essere un medico o un infermiere del San Salvatore lunedì 6 Aprile, quando arrivano migliaia di feriti estratti dalle macerie. Una situazione di emergenza senza precedenti, dove si ha la possibilità di salvare o perdere vite umane, funzionalità di arti e di organi, cioè il futuro di disabilità di quei feriti: nell’arco di poche ore si gioca il destino di migliaia di persone, che i soccorritori hanno estratto a fatica –spesso mettendo a repentaglio la propria vita- dalle case distrutte per dare loro una chance di sopravvivenza.
Ora, voi siete quel medico o quell’infermiere e siete consci che la vostra abilità è determinante in quel momento. Ce la mettete tutta. Non pensate alla paura delle scosse continue, alla stanchezza di una notte in bianco, pensate solo che dovete dare il massimo.
Proprio in quel momento la struttura dove lavorate, l’Ospedale San Salvatore -con le sue 8 sale operatorie, i suoi apparecchi costosissimi e super efficienti, le migliaia di strumenti sterili, le sue casette basse costruite con enorme dispendio di denaro pubblico in trent’anni che vi avevano raccontato essere a prova di terremoto- proprio in quel momento vi abbandona, cede, comincia a crollare, scricchiola, le sale operatorie si allagano, i muri oscillano, tutto sembra venire giù da un momento all’altro sotto le scosse continue.
Tutti i vostri sforzi vanificati, interi reparti di degenti da evacuare nel più breve tempo possibile, donne che mentre partoriscono vengono gettate nelle ambulanze, bambini nelle incubatrici arraffati e messi nei cesti del bucato, portati fuori correndo.
L’inferno.
E tutto questo, mentre fuori arrivano feriti che hanno bisogno proprio di voi, di quei macchinari, di quelle sale operatorie per avere una chance di sopravvivere, o di salvare un arto, un organo.
L’unica alternativa è quella di chiamare l’elisoccorso, di far portare via in elicottero chi ha bisogno di un intervento urgente negli Ospedali vicini. Ed in questi casi, si porta via prima chi ha maggiori chances di sopravvivere; si deve aspettare il proprio turno, per essere portati via. Si perde tempo prezioso, determinante per il futuro di quelle vite.
Eroicamente, con un piede dentro la sala e l’altro fuori non appena arrivavano le scosse, i sanitari hanno anche fatto due interventi d’urgenza, una milza rotta e una vescica sfondata, nell’unica sala che sembrava resistere, quella di ginecologia. Ma poi si sono dovuti fermare, gli strumenti sterili sono finiti e non si poteva sterilizzare altro perché l’Ospedale stava crollando.
Hanno continuato, fuori dall’Ospedale, con mezzi di fortuna, a soccorrere, a fare quello che potevano.
Quante vite sarebbero state salvate se l’Ospedale inaugurato nel 2000, costato uno sproposito, non avesse ceduto nel momento più importante della sua breve durata? Quante sarebbero le vittime del terremoto oggi? E quanti danni permanenti, quante vite compromesse per sempre si sarebbero potuti evitare?
Nell’ascoltare i racconti di quei colleghi il mio petto ribolle di rabbia e di frustrazione. Dove non è riuscito ad arrivare il terremoto, ci ha pensato l’uomo a moltiplicare morte e distruzione.
Dove sono i responsabili di questo scempio? Io li voglio guardare in faccia.
1 Risposta a “San Salvatore, l’inferno sconosciuto (5)”